Il modello multiolistico

In vent’anni di esperienza professionale ho imparato che esistono sostanzialmente tre diversi modelli o approcci al mondo del lavoro.

Il primo modello è quello del carrierista, utilizzato da chi si concentra esclusivamente (o quasi) sul lavoro, con l’obiettivo di crescita professionale ed economica. Il vantaggio è che, se si fa carriera, ci si realizza appieno e con indubbia soddisfazione. Lo svantaggio è l’alto prezzo che si paga in termini di stress e rinunce (soprattutto familiari) che potrebbe diventare altissimo in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi.

Il secondo modello è quello che io chiamo separatista: qui lo scopo è massimizzare il rapporto guadagno/quantità di lavoro ed è l’approccio tipico di chi non ama il proprio mestiere. Il vantaggio (rispetto al carrierista) è avere più tempo per hobby e progetti esterni al lavoro. Però questo nasconde paradossalmente anche uno svantaggio, perché siamo costretti a dedicare un terzo del tempo ad attività che non ci piacciono per finanziare qualcosa che invece ci piace e che possiamo svolgere, se va bene, in un altro terzo del tempo (posto che 8 ore le passiamo a dormire ed espletare bisogni fisiologici). Di fatto questo modello è molto inefficiente e, a meno di non esserne costretti per ragioni economiche, decisamente sconsigliabile.

Il terzo modello, infine, è quello che ho scelto io (essendo poco incline sia al carrierismo che al separatismo) facendo lo sforzo di trasformarlo in una metodologia e cercando di trasmetterlo ai miei clienti e ai miei allievi. Si tratta del modello multiolistico che si basa sul seguente principio: nel lavoro e nella vita dobbiamo capitalizzare quello che ci piace di più e sappiamo fare meglio. I vantaggi di questo modello sono talmente evidenti da non dover neanche essere sottolineati, lo svantaggio è che la sua applicazione richiede fatica, tenacia ed una buona dose di rischio.

D’altronde, direte, è facile essere “multiolistico” quando si possiede un talento evidentissimo, oppure quando si hanno scarse passioni e molto focalizzate. Ed effettivamente sono rare le persone in questa situazione (ad esempio Maradona o un commerciante di libri antichi), infatti la maggior parte di noi sa fare diverse cose ed ha più di un interesse.

Ma allora come si fa in questi casi ad applicare il modello multiolistico? Proverò a spiegarlo con un’analogia “chimico-idraulica”.

Prendiamo un’ampolla gialla che chiamiamo l’ampolla del talento e della passione, e un’ampolla blu, l’ampolla dello studio e dell’esperienza.

L’ampolla gialla contiene tutte le cose che ci piace fare, quelle che amiamo, per le quali ci sentiamo portati, che ci vengono naturali. È l’ampolla dell’ASPIRAZIONE, intesa come desiderio e aspettativa, ma anche come l’azione necessaria (“aspirare”) per far emergere maieuticamente quelli che sono i nostri veri desideri e talenti.

L’ampolla blu, invece, contiene tutte le cose che sappiamo fare, quelle che abbiamo studiato a scuola e all’università, che abbiamo imparato lavorando e facendo esperienza. Questa è l’ampolla della TRASPIRAZIONE, della fatica e del sudore che comportano lo studio e il lavoro.

Colleghiamo queste due ampolle ad un serbatoio verde, che chiamiamo serbatoio multiolistico.

Il serbatoio verde ha la particolare caratteristica di riempirsi di tutte e sole le cose che sono presenti sia nell’ampolla gialla che in quella blu.

Ebbene, proviamo tutti a fare l’esperimento di riempire le due ampolle con quello che ci piace fare e quello che sappiamo fare e vediamo quante cose finiscono nel serbatoio verde.

Qual è il nostro obiettivo secondo il principio multiolistico? Semplice:

1.    Comprendere cosa contiene l’ampolla gialla e stimolarne l’emersione

2.    Riempire di cose giuste l’ampolla blu

3.    Aumentare il più possibile il contenuto del serbatoio verde

Detto in altri termini, dobbiamo approfondire con lo studio, l’esperienza e il lavoro, tutte, o buona parte delle cose che ci piace fare e per le quali riteniamo di avere talento.

Cosa succede invece di solito?

C’è chi tende ad occuparsi solo dell’ampolla gialla (alcuni artisti, ad esempio) trascurando la blu, questo comporta il rischio di non mettere veramente a frutto il proprio potenziale e rimanere un “talento sprecato” oppure un tipo “genio e sregolatezza”.

D’altronde c’è chi si occupa solo dell’ampolla blu (i manager talvolta), la conseguenza è che ci si ritrova a studiare e lavorare una vita intera senza passione, su argomenti per i quali si è poco portati, con il rischio di porre seri limiti alla propria crescita professionale.

Ancora, il carrierista tenderà a riempire l’ampolla blu di giorno e, magari, a sognare quella gialla di notte (o quando andrà in pensione).

Il separatista, invece, lavorerà la mattina all’ampolla blu (di cui in fondo non gli importa granché), per poi dedicarsi il pomeriggio all’ampolla gialla relegandola a contenitore di hobby.

Occuparsi solo di un’ampolla alla volta o, peggio, di una sola e basta, alla lunga restringe il nostro campo d’azione, ci rende poco efficienti e poco soddisfatti. In alcuni casi, può darci un senso di frustrazione e di “soffocamento”.

Ma se passiamo il giorno a TRASPIRARE e la notte ad ASPIRARE, quand’è che riusciamo veramente a RESPIRARE?

La soluzione è semplice e naturale, dobbiamo mettere lo studio al servizio del nostro talento, cercare di fare un lavoro che ci piaccia, crescere e fare esperienze nei campi in cui siamo maggiormente portati.

In conclusione dobbiamo TRASPIRARE per le nostre ASPIRAZIONI, solo così riusciremo finalmente a RESPIRARE a pieni polmoni, trovare il nostro equilibrio naturale sfruttando al massimo il nostro potenziale!

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